L’osteoporosi

| 0 commenti

osteoporosiL’osteoporosi è una malattia che interessa lo scheletro ed è caratterizzata da diversi fattori quali la ridotta massa ossea, il deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, nonché disordini scheletrici che contribuiscono a comprometterne la sua resistenza. Tali fattori favoriscono nella persona colpita una maggiore fragilità dell’osso e una più elevata predisposizione alle fratture.
Le persone più a rischio sono quelle anziane perché l’invecchiamento di per sé comporta un maggiore deterioramento dell’osso, ma la patologia può riguardare anche donne in età relativamente giovane, in particolare quelle che hanno raggiunto la menopausa, perché è proprio in questo periodo che viene meno l’azione svolta dagli estrogeni – gli ormoni sessuali femminili – in grado di contrastare il progresso di questa patologia.
L’osteoporosi, quindi, anche in relazione al costante invecchiamento della popolazione, è in continuo aumento e, per le gravi conseguenze che comporta, viene considerata una malattia sociale.

Sintomi e conseguenze

L’osteoporosi purtroppo è asintomatica – cioè non prevede sintomi particolari, se si esclude qualche sensazione di dolore a livello osseo, che, quindi, non bisogna mai sottovalutare –, è progressiva e potenzialmente invalidante. Si manifesta con quella che è la sua complicanza più comune e più grave, cioè una frattura, spontanea o a seguito di una caduta. Le sedi di frattura più frequenti sono la colonna vertebrale nel tratto dorso-lombare (oltre il 46%), il femore e il polso. Il sesso femminile è significativamente più colpito di quello maschile (una donna su tre al di sopra dei 50 anni di età) e le fratture del femore sono più frequenti nelle donne oltre i 75 anni. La frattura del femore è associata a importanti conseguenze mediche, che vanno oltre la semplice lesione al segmento osseo. Tale danno si accompagna, infatti, a dolore, perdita di autonomia funzionale, e può comportare ricovero in istituti di riabilitazione e degenze a lungo termine. Da ricordare che le persone che hanno subito la frattura del femore registrano un aumento della mortalità da 2 a 4 volte più elevata rispetto a soggetti che non hanno avuto fratture.

Com’è fatto l’osso?

Come è fatto un osso lo sappiamo tutti. Vediamo, però, di fornire ulteriori elementi di conoscenza. La parte esterna (osso corticale) è liscia e dura mentre all’interno si trova una complicata struosteoporosittura, detta anche microarchitettura, simile a una spugna (osso trabecolare).
A seconda del tipo di osso prevale la parte compatta esterna o quella trabecolare interna. La parte esterna è più importante nelle ossa lunghe, come il femore e l’omero, mentre l’altra è più abbondante nelle ossa piatte, come quelle del cranio, del bacino e nelle ossa corte.
L’osteoporosi, in genere, causa fragilità non tanto per l’assottigliamento dell’osso corticale, quanto per la degenerazione dell’osso trabecolare, che arriva a creare veri e propri “buchi”.
La massa ossea è costituita prevalentemente da sali minerali (soprattutto fosfati di calcio) che, durante il proosteoporosicesso di mineralizzazione, vengono depositati sulla matrice dell’osso. Quest’ultima è una complessa struttura di molecole proteiche, a forma di reticolato, sulla quale si inseriscono
i cristalli di calcio per conferire all’osso durezza e resistenza. Il picco di massa ossea – cioè il suo valore massimo – in genere, viene raggiunto da una persona attorno ai 25/30 anni.

I fattori di rischio

La perdita di massa ossea, rispetto al picco raggiunto da una persona sana, può essere determinata, fino al 70%, da fattori genetici. Si è notato, infatti, una somiglianza strutturale tra madre/figlia e madre/nonna, per quanto riguarda il femore e la colonna vertebrale, esaminati attraverso le radiografie. Bisogna, però, considerare che esistono anche altri fattori in grado di influenzare il livello di massa ossea di una persona, come quelli nutrizionali, ormonali, legati all’attività fisica, ecc.

Fattori di rischio sicuri Fattori di rischio probabili 
– menopausa precoce (prima dei 45 anni) – elevato consumo di alcolì
– donne in postmenopausa con precedenti familiari di fratture di probabile origine osteoporotica – apporto inadeguato di calcio
– basso rapporto peso/altezza in donne in postmenopausa – fumo
– ovariectomia pre-menopausale – alto rapporto proteine/fosfati nell’alimentazione
– amenorrea pre-menopausale – elevato consumo di caffè
– immobilizzazione prolungata  
– uso di corticosteroidi

 

L’esame principale per diagnosticare l’osteoporosi è la mineralometria ossea computerizzata (MOC). Si tratta di un esame non invasivo – con radiazioni molto basse, inferiori a quelle di una normale radiografia o di una TAC – che permette di misurare soprattutto i segmenti ossei con scarsi tessuti molli, come l’avambraccio e il calcagno. Il parametro che misura la densità minerale ossea è calcolato come rapporto tra il contenuto minerale dell’osso in relazione alla zona su cui si esegue la radiografia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le seguenti categorie, in base alla densità ossea, nelle donne bianche:

  • Normalità: T-score fino a -1 compreso
  • Osteopenia iniziale: T-score compreso tra -1.1 e-1,5
  • Osteopenia: T-score compreso tra -1,6 e -2,5
  • Osteoporosi: T-score inferiore a -2.5
  • Osteoporosi grave (consolidata): T-score inferiore a -2.5 e una o più fratture atraumatiche oppure fratture per traumi di lieve entità.

La prevenzione dell’osteoporosi

Misure non farmacologiche:

  • Adeguato apporto di calcio
  • Mantenimento di un buon livello di vitamina D
  • Attività fisica regolare
  • Smettere di fumare
  • Prevenzione delle cadute
  • Riduzione dell’impatto delle cadute (grazie all’uso di supporti per la deambulazione o prevedere un’imbottitura all’anca)

Misure farmacologiche:

  • Assunzione di calcio e vitamina D
  • Terapia ormonale sostitutiva (TOS)
  • Bisfosfonati
  • Calcitonina, fluoruri etc.

 

 

fonte: benessere.com

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.